Il 14 gennaio 2026 all’Università di Firenze si è tenuto un tavolo di confronto dedicato all’economia sociale e all’impresa cooperativa, organizzato dal Coordinamento Scientifico Conor. Docenti universitari, esperti del settore e rappresentanti delle cooperative si sono confrontati con rappresentanti dell’associazionismo e del terzo settore toscano per delineare un approccio economico orientato al benessere della comunità. Una discussione legata alle novità del Piano d'azione nazionale dell'economia sociale, documento strategico elaborato dal Governo italiano a fine 2025, in risposta alla Raccomandazione del Consiglio UE del 27 novembre 2023, per rafforzare il settore dell'economia sociale nel Paese. Il Piano adatta la definizione europea al contesto italiano, includendo enti di diritto privato che producono beni e servizi per membri o collettività, con primato di finalità sociali e ambientali sul profitto, reinvestimento degli utili per scopi generali e governance democratica/partecipata.
Come si può agire in questa direzione nei nostri territori? E’ stato questo il focus dell’incontro del 14 gennaio.
Alessandro Moretti, direttore generale della Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo, ha ricordato che “Il Credito Cooperativo opera statutariamente con una “doppia veste”: quella di banca radicata sul territorio, vicina alle comunità, e quella di cooperativa impegnata in una funzione sociale orientata al bene comune. Una identità che rende naturale la disponibilità della Federazione e delle 12 BCC associate, tutte appartenenti al Gruppo Iccrea, a collaborare a progettualità che uniscono dimensione economica e impatto sociale”.
Moretti ha sottolineato che dal Piano emerge con forza la parola “collaborazione”: tra soggetti dell’economia sociale, tra pubblico e privato, con l’Università e attraverso reti e piattaforme di scambio. “Un approccio che la Federazione intende sostenere concretamente”, ha ribadito Moretti, “promuovendo iniziative quali la creazione di un osservatorio regionale, nuovi modelli di accesso al credito per gli ETS, iniziative di formazione, percorsi di social housing e partenariati a favore delle aree interne”.
Francesco Mati, consigliere di Presidenza di Confcooperative Toscana e di Confcooperative Toscana Nord ha sottolineato il ruolo sociale e territoriale delle cooperative: “Fare impresa in forma cooperativa, in ogni settore, come indicato dall’articolo 45 della Costituzione, significa operare per la propria comunità e per il territorio, generando lavoro, erogando servizi e tutelando i luoghi in cui operiamo”. Mati ha poi aggiunto: “Siamo comunque imprese e tutti devono avere chiaro che l’equilibrio economico-finanziario non può andare in subordine ad altro. Le cooperative non perseguono la massimizzazione del reddito, ma hanno la responsabilità di essere affidabili e aziendalmente solide, spesso più di altre imprese tradizionali”.
Luca Chiti, di Cap, ha ricordato l’esperienza storica della sua cooperativa, che esiste da ottanta anni: “Sul territorio siamo qualcosa di più di un’impresa. Questo radicamento ci ha permesso di superare uno dei momenti più difficili per la nostra organizzazione. Oggi siamo riposizionati su nuovi mercati, favorendo l’ingresso di nuovi soci, e continuando sostenere iniziative e manifestazioni organizzate nel nostro territorio pratese”.
Lorenzo Giuntini, Presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi, ha evidenziato il valore sociale della cooperazione: “La cooperazione ha una funzione sociale, elemento chiaro a chi decide di diventare imprenditore cooperatore. Oggi questa scelta rappresenta una concreta possibilità di creare lavoro in condizioni diverse rispetto alla mera massimizzazione dei profitti, valorizzando un risultato economico orientato alla soddisfazione dei soci e del territorio. Ne abbiamo più bisogno di quanto si possa pensare”.